Comportamento felino
< Torna al Sommario | Stampa articoloUna specie è considerata sociale se i suoi componenti vivono in coppie in modo stabile, in famiglie o in gruppi più grandi e di conseguenza il comportamento sociale ha un ruolo molto importante nel suo etogramma. Mentre in condizioni “selvatiche” il gatto caccia da solo, vive solo ed evita i conspecifici, se non nei periodi di contatto sociale obbligatorio (come ad esempio, la stagione degli amori), quello domestico è rimasto vicino alle abitazioni umane, fonti di nutrimento, e ha sviluppato una forma di vita sociale, sia con i conspecifici, sia con gli esseri umani.
Il sistema sociale del gatto domestico è quindi flessibile in funzione delle circostanze e delle risorse disponibili. Quando le risorse sono scarse o disperse su vaste superfici tende a vivere solitario, mentre quando sono sufficienti per permetterlo, forma dei gruppi sociali chiamati colonie (gruppo sociale fondato su parentele di linea materna). Le femmine all'interno del gruppo manifestano una serie di comportamenti di cooperazione e altruismo reciproco, come ad esempio accudire i cuccioli di altre gatte, procacciare il cibo alla femmina che allatta.
Le relazioni sociali non sono stabili per tutta la vita dell'animale, ma possono invece modificarsi continuamente. Questi disturbi possono spaziare da semplici atteggiamenti di maggior irrequietezza dell'animale, a volte scarsamente percepiti dai proprietari, fino a veri e propri stati ansiosi; non a caso, questo disturbo comportamentale viene definito dalla scuola francese “ansia da luogo chiuso”.
Le condizioni favorenti l'insorgenza del disturbo possono essere: lunghi periodi di solitudine dell'animale in casa, ambiente poco stimolante dal punto di vista esplorativo, gioco, isolamento, fonte di cibo, adozione di soggetti vissuti all'aperto per mesi. Al momento dell'adozione di un gattino, infatti, non è possibile prevedere se esso svilupperà o meno tale patologia: alcuni soggetti si mostrano intolleranti alla vita di appartamento anche se il livello di stimolazione ambientale e interazione sociale sembrano adeguati. I comportamenti più spesso lamentati dai proprietari sono le aggressioni, un’attività notturna con miagolii intensi, irrequietezza, eliminazioni in luoghi non appropriati. Il trattamento consiste nella modifica dell'ambiente, delle risorse ambientali a disposizione del gatto e dell'interazione con i proprietari. Nel caso di manifestazioni organiche e segni comportamentali riferibili a uno stato ansioso già conclamato si può ricorrere anche a un intervento di tipo farmacologico. In altri casi solo l'accesso all'esterno o addirittura l'adozione da parte di una nuova famiglia risultano essere l'unica terapia efficace.
È possibile osservare da parte di proprietari meno attenti che non ci sia la percezione di malessere etologico nei propri animali, in particolare con i gatti e quando questi assumono un atteggiamento inibito: riducendo le attività e gli spazi d’azione e dando l'impressione ai proprietari che tutto sia nella norma. Una condizione che si verifica abbastanza spesso è che questi decidano di affrontare alcuni casi di disturbi comportamentali adottando un secondo animale, con l'idea che questo possa giovare al soggetto problematico. Talvolta queste adozioni sono casuali, altre volte intenzionali. In particolari situazioni, l'adozione di un secondo soggetto va ad aggravare la condizione preesistente, senza che i padroni se ne rendano conto.
L’introduzione di un altro soggetto richiede pertanto un’attenta valutazione e l'intervento del medico veterinario comportamentalista e se ciò dovesse avvenire per scelta del proprietario, si dovrà supportarlo con tutti i consigli necessari a rendere la convivenza pacifica e corretta dal punto di vista etologico, stimolando il proprietario a osservare e a riferire tempestivamente eventuali cambiamenti che possano essere indice di sofferenza di uno o di entrambi gli animali.
Esiste infatti una categoria di turbe definite da deterritorializzazione e dovuta a una modifica o a un arricchimento dell'ambiente abituale del gatto: traslochi, nuovi mobili, lavori, grandi pulizie, arrivo di un bambino o di altri animali ecc. Il gatto aumenta normalmente le diverse marcature.
In genere, questo comportamento è di breve durata e tende a diminuire col tempo. In alcuni casi, però, il gatto non si abitua, sviluppando un’ansia intermittente che si manifesta con bisogni in luoghi non appropriati, rolling skin syndrome (il gatto presenta dei fremiti intensi che percorrono tutta la schiena), ipervigilanza, iposonnia. Si deve quindi cercare di ricreare un ambiente di vita il più possibile stabile e rispettare al massimo le zone che il gatto ha scelto come aree di isolamento, attività ed eliminazione.
Territorialità e aggressività
La superficie del territorio di un gatto dipende essenzialmente dalla densità della popolazione felina (maggiore è il numero di consimili minore è il rispettivo territorio), dal sesso (i maschi interi hanno un territorio più vasto, che può arrivare anche a 6 ettari) e dalla quantità di cibo disponibile (più è scarso più la zona di caccia è estesa). Le femmine si riuniscono in una sorta di matriarcato per allevare i piccoli in comune e i loro territori individuali si sovrappongono al territorio di vita del gruppo. Relativamente all'occupazione del territorio possiamo distinguere territori domestici e territori di caccia (intorno ai territori difesi da altri gatti); di corteggiamento, di lotta e destinati ad altre attività. Le femmine e i gatti castrati occupano, di solito, territori piccoli e ben definiti, mentre i maschi non castrati difendono territori circa dieci volte più grandi di quelli delle femmine. Questi territori hanno confini meno netti.
Ma nell'habitat felino perfetto non possono mancare graffiatoi verticali e/o orizzontali (in base alle preferenze del micio). Il gatto graffia per marcare il territorio, per affilarsi le unghie, per fare esercizio fisico (stretching) e rafforzare i muscoli utili a sfoderare gli artigli. Se al gatto non viene fornito un substrato idoneo da graffiare, potrebbe scegliere come graffiatoi alcuni arredi della casa (ad esempio, angoli dei mobili, divano, tappeti ecc.), suscitando in tal modo la rabbia dei proprietari.
Per risolvere questo problema è necessario impedire al gatto l'accesso a tali arredi e posizionare tiragraffi nelle zone prese di mira dall'animale.
I gatti marcano regolarmente gli oggetti o gli esseri viventi che si trovano nel loro territorio, grazie al deposito di sostanze chimiche, i cosiddetti feromoni, che trasmettono un messaggio a tutti gli altri felini. La marcatura per mezzo del graffio è sia visiva sia olfattiva e serve a prevenire l'ingresso di altri nella zona di colui che le ha effettuate. Più un gatto è ansioso più questo tipo di marcatura aumenta. Può essere ridotta nebulizzando analoghi dei feromoni nei punti in cui vengono effettuate.
La marcatura facciale invece ha un effetto tranquillizzante e corrisponde a una marcatura del territorio; il gatto strofina la testa (la parte tra gli occhi e le orecchie o, a volte, la parte inferiore del collo) sugli oggetti o sugli angoli sporgenti. Questi marker, che l'animale depone regolarmente, lo tranquillizzano ogni qual volta li ritrova. Ma quando scompaiono (per un trasloco, dopo la pulizia ecc.), il gatto può provare turbamento.
La marcatura urinaria consiste nel proiettare un getto di urina contro un muro o un oggetto.
I gatti, maschi o femmine che siano, depositano in questo modo anche i feromoni che trasmettono messaggi di allarme. I feromoni sono prodotti quando il gatto è ansioso (presenza di un intruso, mancanza di marker di acquietamento ecc.) o dai maschi interi quando c’è una femmina in calore.
I comportamenti aggressivi fanno parte integrante del repertorio comportamentale di un gatto e di tutte le specie evolute. Essi possono avere diverse origini, visto che possono essere classificati come una reazione a un determinato contesto o essere la conseguenza di una patologia.
L’aggressività del gatto è il problema comportamentale più frequente in questa specie, dopo i disturbi eliminatori. Questo problema porta con sé numerose ripercussioni e conseguenze sia di ordine fisico, sia psichico: rottura del legame con l'animale, ferite, infezioni e zoonosi. Il proprietario di un gatto con un problema di aggressività decide di ricorrere all'aiuto di un esperto nel momento in cui le manifestazioni aggressive sono rivolte nei confronti di persone o di altri gatti che fanno parte dello stesso nucleo familiare, mentre è più facile che il problema sia in qualche modo trascurato se le vittime sono rappresentate da persone estranee, dal veterinario, situazioni e contesti indubbiamente più facili da gestire e affrontare.
L’aggressività ha un’origine multifattoriale, che vede l'interazione tra aspetti genetici, ormonali, neuronali e ambientali. Riuscire a individuare le cause precise che sottintendono il comportamento aggressivo è molto importante ai fini della diagnosi e dell'impostazione di una corretta terapia.
Anche per il gatto, come per il cane, si può parlare di aggressività intraspecifica e interspecifica, a seconda della vittima verso cui è indirizzata l'aggressione. All'interno di questi due gruppi, si distinguono diversi tipi di aggressività sulla base della motivazione che accompagna il gatto aggressore. In particolare, per quanto riguarda l'aggressività interspecifica, si ha un’aggressività da frustrazione legata al mancato ottenimento di una ricompensa attesa. I soggetti che mettono in atto questo comportamento sono molto spesso gattini allevati dall'uomo fin da piccolissimi, senza contatti con conspecifici. Talvolta questa forma di aggressività è associata ad altri comportamenti, quali vocalizzazioni eccessive o marcature all'interno della casa, tutti sintomi correlabili all'ansia. È importante sottolineare che gatti adottati precocemente o svezzati dall'uomo sono più inclini a manifestare aggressività, molto probabilmente a causa di un alterato processo di svezzamento o di un distacco precoce dalla madre e dagli altri gattini.
L’alterazione delle fasi di sviluppo influisce sicuramente sul corretto sviluppo comportamentale dell'animale, che può manifestare una mancanza di autocontrollo, di inibizione del morso, e può non essere in grado di affrontare e superare un conflitto interno o una situazione di stress. L’ansia risulta essere un fattore importante nello sviluppo e nell'espressione di diverse forme di aggressività.
Stimoli ambientali e sociali possono giocare un ruolo importante nello sviluppo dell'aggressività. Infatti, gatti che non convivono con conspecifici o lasciati per molto tempo da soli in casa spesso vivono in un contesto che non soddisfa pienamente le loro esigenze etologiche (gioco, predazione, interazione sociale, ecc.). Ad esempio, un gatto privato della possibilità di dare la caccia a una preda reale spesso ridirigerà le proprie attenzioni verso qualunque oggetto si muova rapidamente, comprese mani e caviglie dei proprietari. In questo caso si tratta di un comportamento predatorio ridiretto. A differenza di quanto succede nel gioco, il gatto non ritrae gli artigli e il suo morso non è inibito; è perciò possibile che durante questi attacchi il gatto provochi ferite di notevole entità.
Nei confronti dell'uomo il gatto manifesta spesso anche una forma di aggressività da contatto. In questi contesti, l'animale può dare inizio all'interazione con i proprietari, per poi attaccarli e morderli senza preavviso mentre questi lo stanno accarezzando. È stato ipotizzato che la soglia di tolleranza alla manipolazione sia più bassa per una mancanza di abitudine al contatto con persone nelle prime fasi di vita dei gattini. Questo tipo di manifestazioni si evidenzia spesso in gatti che soffrono di un altro particolare disturbo comportamentale: l'iperestesia felina.
Nel gatto esiste anche una forma di aggressività territoriale, che si manifesta in particolare con le persone estranee che entrano in casa o con gli individui, gatti o altri animali che oltrepassano la distanza individuale.
L’aggressività non è sempre offensiva. In alcuni casi può essere difensiva e scaturire dalla paura. Le risposte dell'animale che si trova in uno stato di paura sono: immobilizzarsi, fuggire e aggredire (se al gatto non ha la possibilità di scappare). Quando i primi segni di minaccia non sono percepiti come tali dal proprietario, l'aggressione diventa sempre più violenta.
Un’aggressione è considerata normale se è idonea al contesto, rispetta la struttura della sequenza comportamentale dell'aggressione e se lo stato emotivo e reattivo dell'animale torna alla normalità al termine della sequenza. Per contro, un’aggressione è considerata patologica, se avviene in un contesto inappropriato o impossibile da identificare, quando non è seguita da un ritorno alla normalità dell'animale o quando è associata a un’alterazione della sequenza (assenza della fase di minaccia, mancanza della fase di acquietamento).
In tali circostanze, il comportamento aggressivo di un cane o di un gatto può essere associato a una perdita di controllo della bocca o delle unghie.
Prevenzione
L’aggressività si previene nelle primissime fasi di vita: le condizioni di vita della madre durante la gestazione e i primi due mesi di vita del gattino influenzano il suo sviluppo fisico e comportamentale, nonché le competenze relazionali con i suoi simili o con gli animali di altre specie. Per questi motivi è consigliabile adottare un animale tra il 2° e il 3° mese di vita, cresciuto in allevamento o in una famiglia che gli abbia consentito di rimanere accanto alla madre con contatti regolari con persone e altri animali.
In questa fase della socializzazione, i cuccioli imparano a riconoscere le specie o gli individui di una specie “amica”, con cui possono comunicare e interagire senza troppi rischi.
Anche la pubertà, che segna il passaggio da cucciolo ad adulto, è una tappa importante, ma a volte i proprietari la trascurano in quanto essendosi molto impegnati durante il periodo della socializzazione, ritengono che le competenze acquisite siano “inattaccabili”. Dal canto suo, il gatto, all'interno del suo territorio, deve organizzare tutte le sue molteplici attività: alimentazione, eliminazione, gioco, osservazione, riposo e sonno.
Alcuni gatti sono definiti “carezze e morsi”, in quanto mal sopportano il contatto fisico. Il consiglio più indicato è lasciare avvicinare il gatto spontaneamente e, non appena la sua coda si agita in segno di nervosismo, bisogna farlo scendere dolcemente dalle ginocchia o da dove si è posizionato.
Gli animali da compagnia hanno gli stessi diritti riconosciuti alle persone: rispetto della loro integrità fisica, della loro zona di riposo e del loro cibo. Un comportamento contrario può scatenare reazioni più o meno gradite e far insorgere problematiche a carattere comportamentale.
La visita di un veterinario comportamentalista deve essere consigliata tutte le volte che il proprietario riferisce un improvviso cambiamento comportamentale del suo animale.
Riquadro 1 - Organizzazione del territorio
Il territorio del gatto si divide in diversi settori:
• aree di riposo, dove l'animale ama isolarsi; si tratta di un angolo confortevole, che il gatto stesso sceglie, possibilmente in alto, localizzato in un posto tranquillo, dove non può essere importunato.
• Aree di attività, dedicate a caccia, riproduzione, gioco e alimentazione: sono zone ricche di stimoli che è necessario progettare qualora i gatti vivano all'interno.
• Aree di eliminazione, dove il felino fa i suoi bisogni: deve essere ben separata dalle precedenti, con una cassetta abbastanza grande dotata di lettiera assorbente e pulita quotidianamente, posizionata in un angolo rassicurante. Se più felini convivono nella stessa casa, è fondamentale mettere a disposizione almeno un cassetta per gatto.
Passaggi tra le diverse zone, che conviene non modificare, quando possibile, per non cancellare la marcatura facciale del gatto.
Una volta garantito il minimo spazio, è la qualità, più che la quantità, a fare la differenza. La qualità viene garantita con la creazione di un numero sufficienti di aree di riposo, di nascondigli e barriere visive (come pannelli verticali o tende). La presenza di mensole, ripiani, graffiatoi molto alti e nascondigli nell'ambiente offre al gatto la possibilità di affrontare meglio eventuali situazioni di pericolo e di stress. Nascondersi, infatti, è un meccanismo di coping per questa specie animale.
Riquadro 2 - Eliminazione inappropriata
Una delle ragioni per le quali i gatti sono apprezzati animali da compagnia è che utilizzano la cassetta igienica per le loro deiezioni. La tendenza a eliminare su substrati friabili è evidente nei gattini fin dall'età di 5-6 settimane. L’idillio con il proprietario solitamente si interrompe nel momento in cui il gatto perde le corrette abitudini eliminatorie. In questo caso si parla di eliminazione inappropriata (l'animale elimina nel posto sbagliato) o di comportamenti di marcatura, come lo spruzzare urina o il middening (marcatura attraverso le feci).
Nel caso in cui il gatto sporchi in giro conviene rivedere nel dettaglio, con i proprietari, la misura, il posizionamento il numero delle cassette, la tipologia di lettiera, nonché la frequenza con cui viene cambiata. Inoltre, è necessario soffermarsi sulla gestione della cassetta igienica, sui cambiamenti nella routine domestica o nell'ambiente di vita dell'animale, come ad esempio cambi di orari del proprietario, nascita di un bambino, introduzione di un nuovo gatto, o ambienti di vita poco consoni alle esigenze etologiche feline o un problema clinico correlato.
Lo sviluppo di un’avversione può dipendere da esperienze traumatiche o sgradevoli vissute nella sede di eliminazione. Il gatto può evitare la cassetta igienica perché è stato spaventato da qualcosa mentre la stava utilizzando (cassetta posizionata in un luogo di passaggio o vicino a un elettrodomestico). Oppure il gatto può aver incontrato delle difficoltà ad accedere alla cassetta perché altri gatti o cani gli hanno bloccato il passaggio. Associata ai disturbi di eliminazione, è l'aggressività intraspecifica tra gatti conviventi. Questa forma è di tipo passivo, cioè messa in atto attraverso determinate posture del corpo, delle orecchie, della coda, senza evidenti scontri fisici e si manifesta più spesso in corrispondenza dell'arrivo di un nuovo gatto, di una competizione per le risorse (cibo, cuccia, attenzioni del proprietario) e quando uno dei gatti di casa è stato assente per un certo periodo (ad es., ricovero in ambulatorio).
Nel caso invece di avversione specifica per il substrato della lettiera, le cause più frequenti sono associate a dolore provato durante l'eliminazione (cistite, colite, problemi scheletrici) o a sensazioni olfattive e tattili sgradevoli (lettiera sporca, profumata). Le zone sporche devono essere lavate con acqua ossigenata o aceto bianco, mentre la candeggina, che attrae il gatto, deve essere utilizzata solo per la lettiera. Alberi per gatto o tiragraffi posizionati nelle zone di passaggio riorientano i graffi. Le zone bersagliate dai graffi devono essere protette meccanicamente o spruzzate di feromoni. Le punizioni devono essere assolutamente evitate, poiché sono antiproduttive e hanno un effetto ansiogeno. Le distrazioni (spray d’acqua o piccoli rumori) possono essere messe in atto se il gatto viene preso in flagrante mentre sporca in giro o sta effettuando una marcatura inappropriata.
I feromoni e gli alimenti specializzati sono utili in termini di prevenzione o subito dopo i primi sintomi, ma una visita dal veterinario comportamentalista si rivela spesso necessaria quando le turbe sono già consolidate.
Riquadro 3 - Il comportamento aggressivo
Il comportamento aggressivo si compone di tre fasi:
1. La minaccia: è spesso l'unica manifestazione, caratterizzata da segnali volti ad allontanare l'avversario. Vocalizzazioni, immobilizzazione con irrigidimento del corpo, pelo ritto, sono alcuni dei segnali che vengono rapidamente compresi dagli individui della stessa specie, ma alcune persone, come i bambini, non sono in grado di percepirli come segnali di minaccia.
2. L’attacco, con morsi e graffi: è più vulnerante se multiplo, continuo e non controllato, ma può comportare anche solo una semplice presa.
3. L’acquietamento: segue la fuga o la sottomissione dell'aggredito.
Aggressioni patologiche
Possono essere associate a condizioni patologiche comportamentali che indicano una profonda modificazione dello stato reattivo e delle capacità adattative dell'animale: fobia, ansia, distacco dalla realtà, alterazioni dell'umore. Si riscontrano anche in caso di disturbi dello sviluppo comportamentale, quali: la sindrome di ipersensibilità-ipereattività (Hypersensitivity–Hyperactivity, HS-HA), associata a un deficit degli autocontrolli, e la sindrome da privazione, associata a paure multiple. Alcune malattie organiche, possono scatenare aggressioni o morsi come unico sintomo. È questo il caso della patologie neurologiche, di qualsiasi malattia associata a dolore o dei disturbi legati all'invecchiamento e agli squilibri ormonali. Anche l'uso di alcuni farmaci per il trattamento dei disturbi comportamentali o degli squilibri ormonali possono scatenare reazioni violente.
5 regole da ricordare
1. Il sistema sociale del gatto domestico è flessibile in funzione delle circostanze e delle risorse disponibili. Quando le risorse sono scarse o disperse su vaste superfici tende a vivere solitario, mentre quando sono sufficienti per permetterlo, forma dei gruppi sociali chiamati colonie.
2. Si possono distinguere territori domestici e territori di caccia (intorno ai territori difesi da altri gatti), di corteggiamento, di lotta e destinati ad altre attività. Le femmine e i gatti castrati occupano, di solito, territori piccoli e ben definiti, mentre i maschi non castrati difendono territori circa dieci volte più grandi di quelli delle femmine.
3. L’aggressività del gatto è il problema comportamentale più frequente in questa specie, dopo i disturbi eliminatori. Questo problema porta con sé numerose ripercussioni e conseguenze sia di ordine fisico, sia psichico: rottura del legame con l'animale, ferite, infezioni e zoonosi.
4. L’aggressività si previene nelle primissime fasi di vita: le condizioni di vita della madre durante la gestazione e i primi due mesi di vita del gattino influenzano il suo sviluppo fisico e comportamentale, nonché le competenze relazionali con i suoi simili o con gli animali di altre specie. Per questi motivi è consigliabile adottare un animale tra il 2° e il 3° mese di vita, cresciuto in allevamento o in una famiglia che gli abbia consentito di rimanere accanto alla madre con contatti regolari con persone e altri animali.
5. La visita di un veterinario comportamentalista deve essere consigliata tutte le volte che il proprietario riferisce un improvviso cambiamento comportamentale del suo animale.


